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„Presteremo attenzione l’operato dei Cantoni”

Nel nostro paese è necessario promuovere le competenze di base, ciononostante il Canton Zurigo adotta dei tagli proprio in questo ambito. Per il direttore della FSEA Bernhard Grämiger questo non è solo un segnale negativo vista l’implementazione della legge sulla formazione continua ma è anche un passo falso.

Intervista di Ronald Schenkel, responsabile della comunicazione

Un pilastro della nuova Legge sulla formazione continua, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2017, è la promozione delle competenze di base. Sembrerebbe che al Canton Zurigo questo non importi, infatti, nei prossimi tre anni taglierà 5,8 milioni di franchi a tutto il settore della formazione continua. La nuova legge è quindi solo un “buon proposito”?


In linea di principio sì. La decisione del Canton Zurigo dimostra chiaramente come sono le relazioni di potere in riferimento all’implementazione di questa legge sulla formazione continua. La Confederazione e altri stakeholder non possono forzare nessun Cantone a implementare la legge. Se il Cantone non vuole, non deve.

Quindi non è un buon inizio per la Legge.

Non direi così, se sarà un buon inizio o meno lo potremo dire a fine aprile. I Cantoni, entro questo termine, dovranno inoltrare alla Confederazione una richiesta per un mandato di prestazioni nell’ambito delle competenze di base.

Quali sono le tendenze? 

Credo che la maggior parte dei cantoni lo faranno e otterranno i fondi disponibili. Ci saranno anche alcuni Cantoni che però rinunceranno.

Ma la decisione del Canton Zurigo non potrebbe influenzare gli altri?

Come uno dei cantoni più forti economicamente Zurigo è certamente sotto la lente, spero però che altri non seguano il suo esempio. Bisogna anche dire che Zurigo appartiene a quella ristretta cerchia di Cantoni che negli ultimi anni ha lavorato di più nell’ambito delle competenze di base.

„800'000 persone in questo Paese hanno difficoltà di lettura e scrittura” 



Le competenze di base comprendono le capacità di calcolo e lettura. In Svizzera abbiamo un problema in questo senso?

Abbiamo un grosso problema, 800'000 persone in questo Paese hanno difficoltà di lettura e scrittura. 400'000 non sono in grado di risolvere semplici operazioni matematiche e varie centinaia di migliaia di persone non sono in grado di utilizzare un computer. Queste persone corrono il rischio di uscire da mercato del lavoro oppure ne sono già fuori. Faticano ad integrarsi nella società e hanno difficoltà a prendere parte alla vita culturale.

Vantiamo un sistema di formazione eccellente, come è possibile che ci siano così tante persone a rischio di esclusione?

Molte di queste persone hanno percorsi formativi incompleti, ad esempio hanno avuto lunghe malattie o hanno spesso traslocato. Vi è anche un’altra realtà, ci sono molti adulti che hanno semplicemente disimparato a leggere e scrivere perché non usano queste competenze né sul posto di lavoro né nella vita privata. Infine, molti immigrati non conoscono la nostra lingua oppure sono passati per sistema scolastici che non soddisfano gli standard di qualità locali.

„Le persone interessate non sono talvolta consapevoli delle loro difficoltà e delle possibilità di sviluppo a loro disposizione”


Fino a che punto lo stato deve intervenire sulla promozione delle competenze di base. Non è una responsabilità del singolo che deve preoccuparsi di colmare le sue lacune?

Il problema è che nell’ambito delle competenze di base non ci si può affidare unicamente sulla responsabilità del singolo. L’autodeterminazione funziona solo se la persona in questione trova le informazioni necessarie e un’offerta formativa che risponde ai suoi bisogni. Purtroppo in Svizzera in questi due ambiti siamo carenti, ci mancano offerte mirate e informazioni. Le persone interessate non sono talvolta consapevoli delle loro difficoltà e delle possibilità di sviluppo a loro disposizione. Spesso prendono coscienza per la prima volta della loro condizione quando perdono il lavoro. Spetta alla Confederazione intervenire per rimediare a questa mancanza di informazioni.

Non è quindi solo una questione di offerta? La prima cosa è l’informazione? 

No, le offerte mancano effettivamente in diverse zone. Il Canton Zurigo ne è la dimostrazione, la città di Zurigo ha una buona paletta di offerte di formazione, ma se si guarda alle regioni rurali l’offerta è insufficiente.

Poniamo si sviluppino delle offerte, sarebbero utilizzate? Quali segnali occorrono?

Sicuramente non è sufficiente proporre delle offerte. Occorre molto di più, serve un’attiva campagna informativa, una propaganda basata sul passaparola. Sono convinto che ci sia richiesta anche nelle regioni rurali ma bisogna fare qualche cosa affinché questa venga attivata.

Che impatto hanno delle scarse competenze di base sulla società e per l’economia?

Per l’economia c’è innanzitutto il rischio di una predita di produttività. Le persone che non posseggono queste competenze di base sono meno flessibili. Per esempio se si dovesse ammalare il loro superiore non sarebbero in grado di prenderne le veci. Oppure se dovesse arrivare un nuovo computer, una nuova macchina non sarebbero in grado utilizzarla. Sappiamo, inoltre, che le persone con scarse competenze di base sono più spesso malate e si trovano disoccupate con più frequenza. Queste situazioni fanno innalzare i costi della salute e in generale i costi a carico dello stato sociale.

Possiamo cercare di quantificare questi costi?

Alcuni anni orsono è stato calcolato che in Svizzera, le difficoltà di lettura e scrittura causano da sole costi quantificabili in un miliardo di franchi all’anno. Nei prossimi quattro anni la Confederazione vuole dunque investire quindici milioni di franchi per combattere questo deficit di competenze. Da questi dati risulta chiaro che vale la pena investire del denaro per combattere questi fenomeni.

Questo non sembra, però, essere così chiaro a Zurigo.

Si considerano sempre e ancora queste spese come costi e non come investimenti. Esattamente come avvenuto con questi soldi.

Misure di risparmio come quelle del Canton Zurigo sono dunque in ultima analisi delle illusioni?

Sì. In particolare, se si considera la relazione esistente tra competenze di base insufficienti e dipendenza dallo stato sociale risulta chiaro che queste misure di austerità portano, in ultima analisi, a un aumento dei costi. Questa non può quindi evidentemente essere una soluzione.

Lei afferma che la decisione di Zurigo non innescherà per forza di cose una reazione a catena. Come si può essere sicuri di ciò?

Naturalmente al momento regna, in una serie di Cantoni, una forte pressione che spinge a risparmi e tagli di spesa. Questi risparmi colpiscono in maniera più facile i settori dove non ci sono Lobby importanti. La formazione professionale e terziaria possono solitamente vantare di Lobby influenti. In riferimento alle competenze di base dobbiamo, inoltre, ancora fare degli sforzi affinché i media prestino maggiore attenzione al tema. In conclusione il pericolo di una reazione a catena non è facilmente escludibile, non bisogna però nemmeno essere troppo pessimisti.

Cosa fa la FSEA per rispondere alle indicazioni contenute nella Legge?

Come Federazione mantello cercheremo di fornire le prestazioni necessarie per contribuire all’implementazione della Legge; e abbiamo dei compiti nel campo dell’informazione e delle pubbliche relazioni. Cercheremo anche di spiegare cosa è la formazione continua e perché è importante. Assumeremo pure degli incarichi in materia di garanzia della qualità, svolgendo un ruolo di coordinamento. Inoltre, rimarremo politicamente attivi sui temi riguardanti la formazione. Osserveremo con interesse quanto sarà fatto nei Cantoni.