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Il contributo della formazione continua all’Upskilling

  • 07.01.2020

La stragrande maggioranza della popolazione attiva è costituita da adulti che hanno completato da tempo la loro formazione. Per far fronte alle esigenze crescenti dettate dal posto di lavoro si rivolgono principalmente alla formazione continua.

di Bernhard Grämiger e Irena Sgier, articolo apparso per la prima volta su Panorama 6|2019

Il mercato del lavoro sta affrontando grandi sfide. Si prevede che la digitalizzazione porterà a massicci tagli di posti di lavoro e alla scomparsa di intere professioni. Allo stesso tempo, stanno emergendo nuovi campi professionali con corrispondenti posti di lavoro e sono richieste competenze che non sono ancora considerate nei percorsi di formazione in atto. Questo si fa sentire nelle aziende: secondo l'Ufficio federale di statistica, più della metà delle imprese in Svizzera ha difficoltà a trovare sul mercato del lavoro specialisti adeguati, e questa cifra sale a tre quarti nel caso delle grandi imprese. Le analisi internazionali giungono a conclusioni simili. Secondo un'analisi annuale delle tendenze condotta da PricewaterhouseCoopers, ad esempio, circa l'80% degli amministratori delegati (CEO) considera la difficoltà di garantire le competenze necessarie nella propria azienda come un fattore di rischio. Ciò che i manager temono di più è la perdita di forza innovativa nelle loro aziende. La soluzione per loro consiste principalmente nella riqualifica / upskilling (46%) e solo secondariamente nel reclutamento di nuovo personale (18%).

L’importanza della formazione continua
Finora le aziende svizzere non hanno reagito al cambiamento dettato dal digitale con maggiori investimenti nella formazione continua e continuano a promuovere i loro dipendenti solo in modo molto selettivo. Il Rapporto sul sistema educativo svizzero 2018, mostra che nelle piccole e medie imprese (PMI) circa un terzo dei dipendenti è sostenuto nel perfezionamento professionale, mentre nelle grandi imprese il dato è di poco superiore alla metà. Oltre il 60% dei dipendenti senza qualifica professionale e il 40% dei dipendenti con qualifica professionale non segue una formazione continua. Si tratta di oltre un milione di persone all'anno. Questa situazione comporta notevoli rischi per l'economia svizzera e per i sistemi sociali. Se si tiene conto non solo delle mutevoli e crescenti esigenze, ma anche dell'invecchiamento demografico, diventa chiaro che le competenze richieste non possono essere garantite solo attraverso programmi formali di formazione professionale orientati ai giovani. Di conseguenza, la formazione continua e l'apprendimento permanente occupano un posto di rilievo nelle strategie e nelle visioni attuali, soprattutto nella visione "Formazione professionale 2030". Finora, tuttavia, è rimasta in gran parte una dichiarazione d'intenti. Se le strategie devono essere efficaci, è necessario un cambiamento di prospettiva. Non è più sufficiente ottenere una qualifica professionale in giovane età e mantenersi aggiornati quanto basta per restare impiegati. Ciò che serve oggi è la capacità di muoversi nel corso della vita lavorativa in campi di attività eterogenei e in rapida evoluzione che non si attengono a descrizioni di lavoro predefinite.

Nell’articolo di Grämiger e Sgier è presentato lo studio condotto della FSEA sul potenziale dei certificati settoriali come possibile risposta alle sfide del mercato del lavoro attuale.

 

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Sia nel settore del commercio si in quello dell'assistenza, i certificati settoriali contribuiscono oggi in modo significativo ad un rapido ed efficiente aggiornamento delle competenze (foto: Pexels)