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La trasformazione digitale richiede un maggiore impegno nella formazione continua

  • 17.10.2018

In un recente studio sulla digitalizzazione in Svizzera, McKinsey prevede uno sconvolgimento massiccio del mercato del lavoro. Fino a 1,2 milioni di posti di lavoro potrebbero andare persi, fino a 1 milione di nuovi posti di lavoro creati. Ma i nuovi lavori richiederanno competenze diverse da quelle esistenti. È qui che è richiesta una formazione continua.

La digitalizzazione porterà alla scomparsa di molte attività lavorative nei prossimi anni. Ciò che McKinsey prevede nel suo studio per la Svizzera fino al 2030 non è una novità. Scenari simili sono già stati previsti dal think tank Avenir Suisse e dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Tuttavia, il rapporto mostra concretamente ciò che la Svizzera potrebbe affrontare e illustra i rischi legati alla digitalizzazione.

Fino a 1,2 milioni di posti di lavoro potrebbero andare persi

McKinsey dice che ci sono da 1 a 1,2 milioni di posti di lavoro che potrebbero scomparire a causa dell'automazione e della digitalizzazione. Queste cifre sono in contrasto tuttavia con gli 800'000/1 milione di nuovi posti di lavoro che gli sviluppi della digitalizzazione potrebbe generare. Ma affinché questi posti di lavoro siano effettivamente occupati, le persone devono possedere le giuste competenze. Pertanto, McKinsey conclude che per far fronte a questo cambiamento sono necessari investimenti nella formazione di base e continua.

Risultano essere particolarmente colpiti i dipendenti le cui mansioni richiedono solo semplici capacità cognitive o fisiche e manuali. McKinsey, in questo settore, prevede una riduzione del 20%. Nei settori in cui sono richieste competenze sociali, emotive e tecnologiche, la domanda di manodopera aumenterebbe del 20 fino al massimo 50%.

Lo studio McKinsey dimostra che le aziende non possono semplicemente "comprare" le nuove competenze di cui avranno bisogno in futuro. Sono tenuti a preparare gli attuali dipendenti alle nuove esigenze con una formazione continua mirata. Se non lo faranno, non saranno più competitivi. In questo contesto, ci si chiede se le attività di formazione continua delle imprese svizzere siano complessivamente sufficienti per far fronte alla trasformazione digitale.

Le PMI sono in ritardo

I dati attuali dell'UFS sull'attività di formazione continua nelle imprese indicano che non è così. Le PMI, in particolare, non sfruttano appieno il potenziale di formazione continua dei loro dipendenti. Un'analisi della CSRE nell’ambito del “Rapporto sul sistema educativo svizzero” conclude inoltre che, nonostante la digitalizzazione, negli ultimi anni le imprese non sono diventate più attive nella formazione continua.

La necessità di agire si riflette quindi sia nella strategia "Svizzera digitale", recentemente adottata dal Consiglio federale insieme a un piano d'azione, sia nel rapporto "Sfide della digitalizzazione per la formazione e la ricerca in Svizzera" della SEFRI.

Richieste e proposte della FSEA

Dal punto di vista della FSEA, tuttavia, le misure avviate e previste finora sono tutt'altro che sufficienti. La FSEA chiede un sistema di incentivi finanziari per portare le attività di formazione delle aziende ad un livello che permetta loro di padroneggiare con successo la trasformazione digitale. Questo deve essere concepito in modo tale che gli investimenti esistenti nella formazione continua non siano soppressi, ma integrati in modo ottimale.

Una soluzione potrebbe essere un fondo nazionale per la formazione continua, finanziato in parti uguali dalle imprese e dal settore pubblico che, in combinazione con un'offensiva informativa e orientativa, fornirebbe incentivi efficaci per gli investimenti nella formazione continua. In quest’ottica, alla fine di settembre Beat Vonlanthen Consigliere agli stati PPD, ha lanciato una mozione.

Disoccupazione

Infine, lo studio McKinsey dimostra che non tutti i lavoratori possono far fronte alla trasformazione digitale, pertanto questo può portare alla disoccupazione. Questo vale non solo per le persone poco qualificate, ma anche per quelle più formate. Rispetto al passato, in futuro, le autorità del mercato del lavoro saranno chiamate a preparare, attraverso la formazione continua, i disoccupati alle nuove esigenze del mercato del lavoro. La SECO dovrà rapidamente riconsiderare il suo credo, spesso ripetuto, secondo cui la formazione continua non è un compito primario dell'assicurazione contro la disoccupazione. (RS)

Anche l'agricoltura è toccata dalla digitalizzazione (foto: Pixabay).