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L’importanza dell’esperienza olivettiana oggi

  • 19.08.2019

Adriano Olivetti (1903–1960) sperimenta l’idea di fabbrica come idea di Comunità, fondata sulla partecipazione democratica alla vita dell’impresa e, come tale, vuole diventi una fonte di rinnovamento sociale, economico, politico e intellettuale da allargare al territorio circostante. Per la sua lungimiranza e il suo pensiero è ancora oggi considerato un visionario che ci ha lasciato in eredità innumerevoli esempi di buone pratiche.

Francesca Di Nardo e Luca Dorsa, EP 3

Partendo dalla «fabbrica di mattoni rossi» costruita dal padre Camillo Olivetti nel 1908, negli anni ’30 Adriano fa edificare un luogo dove il lavoratore possa sentirsi a suo agio, e cerca così una soluzione per evitare a chi vi lavora di subire uno sradicamento rispetto al mondo dal quale proveniva, ovvero quello contadino, caratterizzato da uno stretto contatto con la natura. Per questo fa progettare agli architetti Figini e Pollini, suoi coetanei, il primo ampliamento dell’azienda, una fabbrica in cui luce e trasparenza assumono un ruolo centrale: la «fabbrica di vetro». L’inserimento di questo edificio nella Comunità e nel territorio è reso possibile dalle immense vetrate che permettono di vedere quanto accade all’esterno e viceversa. In questo modo viene completamente ribaltata l’idea del lavoro in fabbrica come attività in un luogo insalubre che genera sofferenza. Possiamo sottolineare due aspetti, a titolo di esempio, che mostrano quanto fosse all’avanguardia questa realtà aziendale: le catene di montaggio, nel nuovo edificio, sono collocate all’ultimo piano e i dirigenti guadagnano al massimo dieci volte il salario di un operaio.

Nell’ottica del benessere dei lavoratori e nell’intento di rafforzare il loro coinvolgimento nella vita dell’impresa attraverso una sorta di patto di solidarietà che si rivelerà molto efficace, Olivetti introduce la settimana lavorativa di cinque giorni e di fronte alla fabbrica di vetro fa costruire, dagli stessi architetti, una serie di edifici destinata a ospitare i servizi sociali ai quali i dipendenti hanno accesso gratuitamente, tra cui l’asilo nido, la biblioteca centrale e il centro odontoiatrico.

La libertà di crescita in Olivetti

Nell’intento di migliorare il livello culturale dei dipendenti e permettere loro in questo modo di contribuire, con le loro idee, intuizioni e competenze, allo sviluppo dell’azienda, oltre all’allestimento della biblioteca, venivano regolarmente invitati in fabbrica intellettuali e artisti tra i quali: Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale e Giorgio Gaber. Personalità provenienti dal mondo della cultura come pittori, scultori e musicisti erano presenti in azienda anche come dipendenti stipendiati, contribuendo alla creazione di prodotti unici al mondo per funzionalità ed estetica. La cultura e la formazione, in Olivetti, erano dunque presenti sotto molteplici aspetti e la conoscenza non era per forza istituzionalmente certificata, rendendo possibile l’emergere di talenti come Natale Capellaro che, entrato in azienda con in tasca soltanto gli studi elementari, inventerà la prima calcolatrice al mondo in grado di eseguire la divisione. Questa concezione supera quella di educazione formale alla quale siamo abituati, introducendo di fatto un ambiente in cui la conoscenza si presenta a più livelli ed è fruibile attraverso diversi canali. In questo modo, di fatto Olivetti propone un modello di formazione continua per tutti.

Questi sono solo alcuni degli accorgimenti apportati alla vita di fabbrica, fortemente in controtendenza rispetto alle altre realtà imprenditoriali di quel periodo, che erano, tra le altre cose, luoghi in cui il tempo vitale era scandito dalle macchine. La Olivetti non si limitava a creare opportunità di lavoro sul territorio, ma lo rivalutava attraverso interventi architettonici che volevano essere in armonia con l’uomo e con la natura, in un’ottica sistemica e circolare. Difatti, la fabbrica per Olivetti è «un luogo di lavoro dove alberga la giustizia, ove domina il progresso, dove si fa luce sulla bellezza, nei dintorni della quale l’amore, la carità, la tolleranza sono voci non prive di senso» (Olivetti, 2014).

 

Il messaggio di Olivetti oggi

Al giorno d’oggi i cambiamenti dettati dalla tecnologia, ma anche la consapevolezza legata ai cambiamenti climatici, portano e costringono a una riflessione su quanto si può e deve fare a livello di responsabilità sociale d’impresa affinché la produzione sia sostenibile a lungo termine. In questo senso opera l’associazione Il Quinto Ampliamento che idealmente segue il quarto e ultimo ampliamento degli stabilimenti Olivetti di Ivrea e raggruppa un movimento di pensiero che intende «promuovere un rinnovato modello di impresa, il quale ponga al centro della propria azione la crescita della persona e uno sviluppo sostenibile ed equilibrato». La Fondazione Olivetti è parte di questa associazione che prende spunto proprio dall’esperienza sociale di Olivetti. L’intenzione non è però di riproporre in serie il modello proposto da Adriano, ma di metterlo a frutto come forza generativa, trovando soluzioni specifiche per le aziende secondo le loro possibilità e il contesto territoriale in cui operano, come riportato da Marco Peroni in occasione della conferenza Adriano Olivetti, un secolo troppo presto.

Il nostro invito ai lettori e alle lettrici non può che essere quello di chinarsi sulla straordinaria esperienza della Olivetti di Adriano per trarne l’insegnamento e l’ispirazione che ancora oggi è in grado di offrirci, pensando in particolare al coinvolgimento di competenze provenienti dai più svariati campi disciplinari. Concludiamo ricordando che il bibliotecario e responsabile delle attività culturali Ugo Fedeli, anarchico libertario arrestato in vari Paesi per il suo pensiero prima di arrivare in Olivetti, teneva corsi sulle isole di utopia ai futuri meccanici dell’azienda, invitando il loro pensiero al viaggio in una dimensione spazio temporale altra, in un mondo immaginato e da immaginare.

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Francesca Di Nardo è co-responsabile del segretariato CFC/FSEA di Lugano
Luca Dorsa è coordinatore regionale della comunicazione IUFFP di Lugano