“Ci siamo chiesti se ci fossero regole del gioco non scritte che non conoscevamo”


Attraverso il programma «Rete Europa» la FSEA fornisce sostegno alle organizzazioni operanti nel campo della formazione continua che vogliono acquisire e realizzare progetti di cooperazione internazionale. Damian Fäh, di Flying Teachers, ha partecipato al programma. Nell’intervista racconta la sua esperienza. 

Intervista: Saambavi Poopalapillai

Come mai la Sua istituzione ha deciso di partecipare al programma “Rete Europa”?
Dopo aver partecipato a diverse conferenze internazionali, ci siamo resi conto del fatto che le istituzioni dell’UE affrontano le nostre stesse tematiche e che in alcune aree la professionalizzazione è già nettamente più avanti che non in Svizzera, per esempio nella promozione delle competenze di base. Alle conferenze sono stati presentati anche prodotti scaturiti da progetti UE (come MOOC, linee guida, materiali, ecc.) che abbiamo trovato convincenti per qualità e rilevanza in campo pratico: il loro potenziale a sostegno della professionalizzazione era lampante.

E poi cos’è successo?
Vista l’esperienza, alla Flying Teachers ci è stato subito chiaro che volevamo cercare di migliorare i nostri contatti internazionali e moltiplicare gli scambi professionali con altri istituti con sede nell’UE. Così, quando la FSEA ci ha proposto di partecipare al programma «Rete Europa», l’abbiamo vista come una fortunata coincidenza. Anche se sul momento non potevamo prevedere con certezza quali opportunità e quali sfide ci avrebbe riservato la partecipazione alla Rete, non ci abbiamo dovuto pensarci molto e ci siamo impegnati a presentare diversi progetti.

Cosa vi ha spinti a partecipare al programma “Rete Europa”?
Partecipare a progetti di cooperazione europei ci ha dato l’opportunità di beneficiare del know-how internazionale non solo passivamente, dalla platea di una conferenza, bensì di contribuire attivamente allo sviluppo di nuove risorse, concependole anche in maniera più mirata per le nostre esigenze specifiche e apportando al progetto le nostre conoscenze pratiche. Un fatto che ha influito largamente sulla nostra decisione di partecipare è stato che le proposte di progetto sono finanziate dalla Rete. Questo ci ha permesso di tentare l’esperimento nella certezza che, a prescindere dall’esito della proposta di progetto, i costi per il lavoro investito sarebbero stati coperti.

Nel gennaio 2023 ha partecipato a un evento di networking a Zagabria. È riuscito a trovare partner interessati ai vostri progetti in quell’occasione?
L’incontro si è tenuto a metà dell’iter di ricerca di partner di progetto tramite network e siti appositi. Dopo essere stati a Zagabria ci siamo resi conto di alcune cose: molte istituzioni collaborano contemporaneamente a decine di progetti e in parte si finanziano completamente con i progetti dell’UE. Per queste istituzioni di formazione i progetti sono il pane quotidiano. A loro interessano soprattutto due cose: partecipare al maggior numero di progetti possibile e investire quanto meno tempo possibile nella ricerca di partner. Questa esperienza ci ha spinti ad adeguare la nostra strategia, a diventare più elastici rispetto alle nostre idee iniziali e ad allargare lo spettro delle potenziali istituzioni partner. E il successo ci ha dato ragione visto che alla fine siamo stati chiamati a collaborare a due progetti di un’istituzione che era stata presente a Zagabria.

Alla fine avete presentato più proposte. Con il senno di poi, qual è stata la sfida più grossa?
Alla fine abbiamo presentato quattro proposte a Movetia, l’agenzia nazionale svizzera. Tematicamente tutte e quattro erano molto lontane dalle nostre idee iniziali, ma comunque rilevanti e preziose per il nostro istituto e l’intero panorama della formazione in Svizzera. La sfida maggiore è stata quella di trovare consorzi di progetto che ci accettassero come partner. Il tempo investito è stato più che doppio rispetto alla stesura delle proposte per Movetia. Ancor più grande, tuttavia, è stata la sfida mentale: quando, dopo che hai passato tanto tempo a cercare istituzioni che fanno al caso tuo, finalmente ne contatti alcune per poi vederti arrivare quasi solo rifiuti (ammesso che ti rispondano), non nego che si fa largo una certa frustrazione e la tua forza di volontà viene messa a dura prova. Ad un certo punto ci siamo anche chiesti se forse c’erano regole del gioco non scritte che noi non conoscevamo e per questo nessuno ci accettava. Di fatto, in realtà quasi nessun consorzio vuole lavorare con istituzioni che si affacciano sulla scena per la prima volta e che non conoscono. Prova ne è fra l’altro il modo in cui alla fine siamo riusciti a entrare nei nostri progetti: tramite conoscenze personali, la buona parola di istituzioni con cui avevamo collaborato in precedenza e il contatto con una rete di cui facevamo già parte prima di candidarci.

Cosa consiglia alle istituzioni che sono ancora indecise se partecipare al programma “Rete Europa”?
Consiglio di non sottovalutare l’impegno necessario a crearsi la rete. Un conto è individuare i partner possibili; un altro, nettamente più difficile, quello di trovare partner che ti accettino nel consorzio del loro progetto. Per questo suggerisco, se possibile, di rivolgersi a istituzioni con cui si abbia già un qualche contatto, magari da un’altra rete o dalla partecipazione a una conferenza, o di farsi raccomandare da un’organizzazione terza. Consiglio anche di partecipare assolutamente a un evento di networking per la generazione di progetti: proprio per chi si affaccia al mondo dei progetti UE per la prima volta, allacciare contatti personali può essere un modo per aprire porte che altrimenti resterebbero saldamente chiuse.

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