Un nuovo studio dimostra che l’introduzione del salario minimo ha un effetto positivo sull’offerta di formazione continua nelle aziende. Questo perché le aziende investono maggiormente nella formazione dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici per poter continuare ad impiegarli/e. Lo spiega la coautrice Katarina Zigova.
Intervista: Aranya Sritharan
Signora Zigova, il vostro studio dimostra che, dopo l’introduzione di un salario minimo, le aziende investono nella formazione continua dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici. Come si spiega questo fenomeno?
Dopo l’introduzione del salario minimo, le aziende desiderano che la produttività dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici aumenti di pari passo con l’aumento salariale. Esistono fondamentalmente tre modi per raggiungere questo obiettivo. Le aziende possono aumentare la produttività del personale esistente finanziando la sua formazione continua. In alternativa, possono teoricamente anche cercare e assumere nuovi collaboratori o nuove collaboratrici più qualificati/e e produttivi/e al di fuori dell’azienda. Infine, i collaboratori e le collaboratrici interessati/e dai salari minimi possono cercare autonomamente di seguire corsi di formazione (aggiuntivi) per acquisire nuove competenze e tutelare il proprio posto di lavoro.
Nel nostro studio abbiamo potuto esaminare tutte e tre le possibilità e dimostrare che è soprattutto il primo caso a verificarsi. Ciò significa che l’aumento della partecipazione alla formazione continua è principalmente avviato dalle aziende. Inoltre, abbiamo rilevato che la formazione continua è finanziata dalle aziende, si svolge spesso durante l’orario di lavoro e copre ambiti tematici molto più ampi rispetto al solo settore in cui operano le aziende.
Grazie ad ulteriori analisi, possiamo escludere che gli effetti della formazione continua siano spiegabili con l’assunzione di nuova manodopera o con l’iniziativa personale dei collaboratori e delle collaboratrici interni/e all’azienda. L’effetto positivo sulla formazione continua è quindi attribuibile quasi esclusivamente al fatto che le aziende investono maggiormente nello sviluppo dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici.
Come siete giunti a questa conclusione e quale metodologia avete adottato?
Nel 2017 è entrato in vigore il primo salario minimo cantonale e, fino al 2022, altri quattro Cantoni lo hanno introdotto. Gli altri 21 Cantoni sono tuttora privi di un salario minimo cantonale. Questa introduzione graduale dei salari minimi in alcuni Cantoni, insieme al gran numero di Cantoni senza salario minimo, offre alla ricerca economica un punto di partenza ideale per analizzare un possibile nesso causale tra il salario minimo e la partecipazione dei collaboratori e delle collaboratrici alla formazione continua.
Il mio coautore Thomas Zwick e io ci interessiamo da tempo al tema della formazione continua. Ci siamo quindi chiesti spontaneamente in che modo la partecipazione alla formazione continua reagisca all’introduzione dei salari minimi. Abbiamo cercato indagini che rilevassero l’attività di formazione continua della popolazione in Svizzera e abbiamo trovato due fonti di dati che la includono: la Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS) e il Microcensimento formazione di base formazione continua (MZB). Poiché le due indagini coprono aspetti diversi, le abbiamo utilizzate entrambe per la nostra analisi. L’utilizzo di più fonti di dati aumenta inoltre la credibilità dei nostri risultati, perché abbiamo potuto riscontrare esiti comparabili in entrambe le fonti di dati, nonostante siano state intervistate persone diverse.
I risultati sono in contrasto con la maggior parte dei lavori teorici ed empirici esistenti. Come si spiega questa divergenza?
Una spiegazione empirica risiede nel fatto che c’è una differenza tra analizzare l’introduzione di un salario minimo e analizzarne la variazione relativa. Gran parte degli studi condotti finora, ad esempio negli Stati Uniti o in Giappone, esamina le reazioni in termini di formazione continua a variazioni piuttosto modeste dei salari minimi regionali, che risultano effettivamente più contenute e tendono ad essere negative. Al contrario, i nostri risultati si riferiscono a un’introduzione significativa e capillare del salario minimo.
Un argomento sostanziale a favore degli effetti positivi osservati in Svizzera è che le aziende in questo Paese godono di una posizione relativamente più forte nei confronti dei loro collaboratori e delle loro collaboratrici. Pertanto, quando investono nella formazione continua, le aziende possono aspettarsi di beneficiare in misura relativamente maggiore delle nuove conoscenze e dell’aumento della produttività. Con l’aumento dei salari minimi, le aziende auspicano in generale di avere una forza lavoro più produttiva e, come dimostra il nostro studio, risulta per loro più vantaggioso formare i collaboratori e le collaboratrici attuali piuttosto che assumerne di nuovi/e dall’esterno. Questo meccanismo è stato riscontrato anche in due precedenti studi condotti nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che, analogamente al nostro, dimostrano gli effetti positivi dei salari minimi sulla formazione continua.
L’introduzione del salario minimo non potrebbe avere ripercussioni anche su altri risultati del mercato del lavoro, tali da distorcere l’effetto sugli investimenti nella formazione continua?
Si tratta di un punto importante, che abbiamo trattato con particolare attenzione nello studio. Abbiamo esaminato in modo particolarmente dettagliato se la struttura della forza lavoro o i contratti di lavoro siano cambiati a seguito dell’introduzione dei salari minimi. Sebbene lo studio si concentri sulla formazione continua, possiamo dimostrare che l’introduzione dei salari minimi non comporta praticamente alcun cambiamento in termini di assunzioni, occupazione, contratti o struttura delle competenze della forza lavoro. Per queste analisi abbiamo utilizzato anche i dati dell’Indagine sulla struttura dei salari in Svizzera (RSS).
Particolarmente rilevante per la Svizzera è la nostra analisi supplementare sugli effetti dei salari minimi sulla formazione degli apprendisti e delle apprendiste nella formazione professionale di base: grazie alla Statistica della formazione professionale di base (SGB), possiamo dimostrare che le aziende offrono la formazione professionale di base nella stessa misura di prima dell’introduzione del salario minimo. Gli apprendisti e le apprendiste nella formazione professionale di base non fungono quindi, dopo l’introduzione del salario minimo, da sostituti più economici dei lavoratori non qualificati e semiqualificati, i cui salari sono aumentati a causa del salario minimo.
Se si limita l’analisi ai Cantoni con salario minimo, si riscontrano effetti negativi sugli investimenti delle aziende nella formazione continua. Tenendo presente questo risultato e quello aggregato, quali conclusioni e implicazioni per il mercato del lavoro svizzero traete dai vostri risultati?
Abbiamo riscontrato questi effetti negativi solo quando abbiamo limitato l’analisi ai Cantoni con salario minimo nel periodo successivo alla sua introduzione. Questa specifica delimitazione temporale è determinante per l’interpretazione del risultato. In questo caso confrontiamo settori o categorie professionali all’interno dei Cantoni interessati. Interpretiamo gli effetti negativi nel senso che le aziende maggiormente colpite dai salari minimi offrono relativamente meno formazione continua rispetto ai gruppi meno colpiti, perché questi ultimi percepiscono salari nettamente più elevati. Questo risultato aggiuntivo non contraddice affatto la nostra conclusione principale, secondo cui l’introduzione dei salari minimi induce le aziende a investire maggiormente nella formazione continua.
Come intendete procedere ora?
Speriamo di poter pubblicare il nostro studio su una rinomata rivista internazionale. Una tale pubblicazione non solo renderebbe più nota a livello internazionale la politica dei salari minimi in Svizzera, ma dimostrerebbe anche l’alta qualità dei dati svizzeri per molte questioni di ricerca empirica. Per questo studio utilizziamo quattro diverse indagini (RIFOS, MZB, RSS, SGB) condotte su un periodo di otto anni (2016-2024). A questo proposito, desideriamo ringraziare sentitamente l’Ufficio federale di statistica per la disponibilità dimostrata nel collegare rapidamente tutti questi dati, mettendoli a disposizione per le nostre analisi.

