Si cercano possibili soluzioni alla tematica della cassa pensioni nella formazione continua 


Circa un terzo delle formatrici e dei formatori non raggiunge la soglia d’accesso alla cassa pensione perché ha uno o più impieghi con grado di occupazione ridotto. In ambito politico sono in corso iniziative volte a cambiare questa situazione. 

Il settore della formazione continua si trova – come molti altri settori – a dover affrontare una questione relativa alla previdenza: molte formatrici e formatori non raggiungono, con il loro salario annuo, la soglia minima richiesta per l’accesso alla cassa pensione (nel 2026 tale soglia è fissata a 22’680 franchi). Ciò significa che non accumulano alcuna previdenza per la vecchiaia nel secondo pilastro a fronte del lavoro svolto e non beneficiano nemmeno della copertura assicurativa. 

Secondo i dati forniti dagli enti di formazione continua, ciò riguarda circa il 35% delle formatrici e dei formatori.  

Presentate diverse mozioni 

A livello politico sono stati compiuti diversi tentativi per intervenire su questa situazione, diffusa anche in altri settori. Ad esempio, la mozione Broulis “Consentire l’accesso al secondo pilastro alle persone con reddito modesto o con più contratti di lavoro” chiedeva di abbassare la soglia d’accesso a meno di 20’000 franchi. Oppure le mozioni di Mathilde Crevoisier Crelier “Considerare finalmente anche il lavoro di cura nel secondo pilastro” (24.3920) e di Pierre-Yves Maillard “Contrastare la perdita di potere d’acquisto delle rendite nel secondo pilastro” (24.4198). 

Un postulato chiede proposte di soluzione 

La Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S) ha esaminato in via preliminare questi interventi alla fine di aprile.  

Essa ritiene fondamentale adottare una visione globale per l’ulteriore sviluppo del secondo pilastro e ha quindi presentato all’unanimità il postulato “Potenziale di miglioramento nella previdenza professionale” (26.3521). In tal modo si incarica il Consiglio federale di individuare possibili approcci per ridurre il numero di aliquote di accredito, anticipare l’inizio del risparmio, migliorare la situazione delle persone con più impieghi e a tempo parziale, nonché sviluppare possibilità di risparmio volontario. Dovranno inoltre essere considerati in particolare il finanziamento e eventuali misure di compensazione per le generazioni di transizione. 

Il postulato sostituisce le mozioni sopra citate.  

Una possibilità per i datori di lavoro 

Dall’inizio del 2026 esiste una nuova possibilità offerta dall’istituzione collettore per le persone con più impieghi: il piano previdenziale volontario AN Plus. Esso è indicato per i datori di lavoro che desiderano consentire ai propri collaboratori e collaboratrici di accumulare un avere di vecchiaia più elevato nell’ambito della previdenza professionale. Inoltre, AN Plus garantisce una copertura assicurativa più ampia in caso di invalidità e decesso.  

È possibile assicurare salari annui a partire da 2’500 franchi.  

Responsabile di questo strumento c’è la Fondazione Istituto collettore LPP: su mandato della Confederazione, questa organizzazione senza scopo di lucro assicura datori di lavoro e privati nella previdenza professionale (LPP) e offre conti di libero passaggio.